Avviso.

Mi scuso per l’assenza, da qualche tempo non aggiungo nuovi post.

Sto attraversando un periodo di riorganizzazione lavorativa, che mi prenderà ancora tempo; dubito di riuscire a pubblicare articoli prima della fine di luglio, ed è a quel periodo che rinnovo l’appuntamento.

Ringrazio tutti per la pazienza e auguro un buon proseguimento.

La pulitura – 2°

Sia che si debba restaurare, che manutenere un’opera, la pulitura costituisce l’intervento più importante che affronteremo. È in queste fasi che approcceremo il metodo corretto per la salvaguardia del bene e delle sue superfici, in particolare se stiamo intervenendo su opere policrome o dorate.

Approfondiamo oggi il tema iniziato qui; dobbiamo intervenire per preservare il bene, senza modificarlo né danneggiarlo, quindi le nostre prime valutazioni riguardano la tipologia dello sporco che incontriamo, se e come intervenire.

Intervento di pulitura su superfici dorate o policrome.

Eliminata la polvere, incontreremo “patine” composte di depositi vari e/o film superficiali di vecchi strati protettivi. Decideremo per la loro rimozione, totale o parziale, o il mantenimento sulla base di alcune considerazioni.

Uno dei motivi per sceglierne la rimozione, è costituito dall’impedimento che può frapporre alla leggibilità dell’opera, ne filtra, copre o nasconde le cromìe originali. Se costituiscono anche un fattore di degrado per l’opera, interverremo certamente con la loro rimozione: è una delle poche certezze. Se sappiamo che una delle sostanze presenti ossidandosi si irrigidisce comportando la compromissione dello strato pittorico provocando microfessure o sfogliamenti o un diverso degrado, dobbiamo asportarla, con le dovute attenzioni.

pulitura, da iniziareIn altri casi, potremmo decidere per la rimozione in quanto potrebbe facilitare gli interventi di restauro o manutenzione della patina pittorica, tuttavia in questo, come in altri casi, dobbiamo considerare come questi corpi “estranei”, non coevi, possono avere interagito con gli strati superficiali, di colore, di doratura o preparazione di fondo. pulitura eseguita

Se asportandoli, rischiamo di eliminare parte delle patine originali, ci conviene lasciarli. È meglio non intervenire se si sono alterati nel tempo ed hanno acquisitoo caratteristiche molto simili a quelle delle cromìe con cui sono in contatto.

Teniamo sempre presente che in un futuro più o meno prossimo possono essere trovati nuovi materiali, svilupate nuove tecnologie, più selettivi/e di quanto abbiamo disponibile.

Continueremo prossimamente analizzando rischi e solventi utilizzabili.

Stucco e stuccatura su legno

Lo stucco è un ammasso morbido e malleabile che si utilizza per chiudere piccole lacune e microfessure, onde ottenere un’omogeneità superficiale essenziale per avere un effetto esteticamente uniforme.

Lo stucco e la stuccatura su opere lignee.

È composto di tre componenti, un inerte, un legante, e pigmenti; se lo si diluisce diventa utilizzabile anche come colore ed applicabile a pennello.

Intervenendo su legno, l’inerte che consente di ottenere i migliori risultati è il gesso Bologna o solfato di calcio biidrato (CaSO4 · 2H2O). Una volta che si sono rotti gli ammassi, portandolo ad una consistenza polverosa, lo si setaccia e si procede alla preparazione dell’amalgama.

Preparazione dello stucco.

Sistemiamo il gesso ridotto in polvere su una superficie liscia e pulita, lo misceliamo con le polveri pigmentati più sottili e volatili, il nero d’avorio (polvere d’ossa combuste); possiamo aggiungere anche il giallo (ossido di ferro) e ne ricaviamo una fontanella in cui verseremo la colla1. Impastiamo fino ad ottenerne la consistenza desiderata, e correggiamo la colorazione. Si presenta di colore  verde, aggiungeremo il rosso (ossido di ferro) per ottenere un colore simile a quello del legno costituente l’opera su cui stiamo spatole per stucco intervenendo.

Eseguiamo l’applicazione del composto con spatole in acciaio, flessibili, ma non troppo; dobbiamo spingere la malta in fondo alle lacune per ottenere una struttura coesa ed uniforme. Le spatole possono essere di varie forme, come nell’immagine a sinistra, con manico, lamine rettangolari, o martellate a goccia; sceglieremo di volta in volta quella più funzioale all’intervento specifico.

Dopo l’applicazione attenderemo qualche ora, che si asciughi completamente.

abrasivi per stucco.

A questo punto procediamo con l’asportazione degli eccessi, utilizzeremo spugne abrasive a grana fine, bisturi, lame e paglietta metallica. Tutti questi abrasivi sono piuttosto leggeri e controllabili, consentendoci di intervenire sulla sola massa di stucco, senza compromettere le patine superficiali adiacenti.

Terminate queste operazioni, procederemo con i tratt amenti superficiali previsti.

A questo link è scaricabile la scheda tecnica che utilizziamo nella nostra attività


1 – è preferibile utilizzare colla di coniglio: si fa gonfiare per qualche ora, in proporzione del 12-15% in acqua, e la si scioglie a bagnomaria.

Il degrado della pietra.

Degrado del marmo e della pietra, per cause ambientali.

Il marmo, come tutte le rocce calcaree, ha poca resistenza alle aggressioni chimiche, specialmente se soggetto ad acidi. Esposto all’aperto, ed alle intemperie, è soggetto a degrado per le piogge acide.
Le piogge possono veicolare elementi quali acido carbonico, acido nitrico ed acido solforico, che si formano per ossidazione e dissoluzione in acqua degli ossidi gassosi (CO2, NO2 e SO2), inquinanti atmosferici ed ambientali.
Il carbonato di calcio (CaCO3), principale componente del marmo, è insolubile in acqua. Le piogge acide possono però reagire chimicamente con esso, trasformandolo in sali solubili, asportabili per dilavamento con perdita di materiale e corrosione superficiale.
La pioggia è sempre leggermente acida, a causa dei gas presenti nell’atmosfera. La degradazione del marmo procede lentamente, con tempi dell’ordine dei secoli. Attualmente, l’inquinamento produce acidi molto più forti, sia pure in piccola quantità. La degradazione allora può essere più o meno veloce, a seconda del grado di inquinamento.

degrado calcare, croste nere
croste nere e sporco di vario genere.

Reazioni comuni che portano al degrado delle opere di marmo o di pietra calcarea.

Carbonatazione: Il diossido di carbonio CO2 che si trova normalmente nell’aria, leggermente acido, dà alla pioggia un pH di circa 6. Può lentamente attaccare il carbonato di calcio e trasformarlo in bicarbonato di calcio, solubile in acqua: CO2 + H2O + CaCO3 → Ca(HCO3)2.
Solfatazione: Il carbonato di calcio reagisce con l’acido solforico, presente nelle piogge acide, formando solfato di calcio: CaCO3 + H2SO4 → CaSO4 + CO2 + H2O.
Il CaSO4 (solfato di calcio) è circa mille volte più solubile in acqua del CaCO3. Pertanto l’acqua piovana, per dilavamento, asporta il materiale degradato, cancellando così i lineamenti del manufatto.
Formazione di croste nere: sono costituite da cristalli di carbonato di calcio, di nitrato e solfato di calcio. Queste sostanze, che si formano per azione della pioggia acida sulla superficie del marmo, sono sciolte nella pioggia. Quando, per evaporazione dell’acqua, si ridepositano, inglobano particelle carboniose nere.

degrado capitello calcareo
capitello con croste nere.
rimozione cause di degrado su capitello calcareo
Rimozione croste e sporco vario; la luce falsa i colori dell’immagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre notizie sono reperibili su una delle mie pagine di appunti: qui

Collaboratore restauratore: elenco.

Pubblicato, finalmente, l’elenco di chi è ora accreditato come collaboratore restauratore, dal Ministero ai Beni Artistici Culturali e del Turismo, è consultabile qui.

Dalla pagina linkata sopra:

AVVISO: Bando pubblico per l’acquisizione della qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali – tecnico del restauro

In esito alla procedura per l’acquisizione della qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali – tecnico del restauro di cui al bando 11 settembre 2014, il direttore generale educazione e ricerca ha adottato il decreto n. 38 del 23/03/2016

Con tale provvedimento è attribuita la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali – tecnico del restauro ai soggetti in esso indicati, che risultano così inseriti nell’elenco di cui all’art. 182, comma 1-octies, del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42.
L’elenco dei collaboratori restauratori – tecnici del restauro è pubblicato nel sito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ed è accessibile a tutti gli interessati.

 

Il primo passaggio è espletato, possiamo avviare i festeggiamenti, … anche se manca ancora molto al termine dell’iter.

Restauratore ed iter qualifica.

A che punto siamo per l’ottenimento della qualifica di Restauratore?

La Commissione per la valutazione dei requisiti dei candidati all’acquisizione della qualifica di collaboratore restauratore – tecnico del restauro, ha concluso i lavori il 29 febbraio 2016, come annunciato in occasione dell’avviso di proroga degli stessi.

Terminata questa fase siamo in attesa della pubblicazione dell’elenco dei collaboratori restauratori;

La Commissione per la valutazione dei requisiti dei candidati all’acquisizione della qualifica di restauratore, terminerà invece i lavori il prossimo 31 maggio 2016, salvo eventuale proroga di sessanta giorni.

Percorso previsto dal Mibact per la qualifica di restauratore.

Sintesi delle varie tappe e stato di realizzazione:

Pubblicazione del bando per collaboratori restauratori; Fatto.
Apertura del procedimento telematico di partecipazione, presentazione delle domande, chiusura del procedimento; Fatto.
Valutazione delle domande, verifiche e pubblicazione dell’elenco dei collaboratori restauratori; Terminata la valutazione il 29/02, in attesa della pubblicazione dell’elenco.
Pubblicazione del bando per restauratori (sia per riconoscimento diretto sia per prove idoneità); Chiusa la presentazione per il riconoscimento diretto; in attesa del calendario per le prove di idoneità.
Apertura del procedimento telematico di partecipazione, presentazione delle domande, chiusura del procedimento; Fatto per il riconoscimento diretto.
Valutazione delle domande per il riconoscimento diretto, verifiche della documentazione; In attesa dei risultati.
Pubblicazione elenchi prove di idoneità basate su test; espletamento test e valutazione; In attesa.
Pubblicazione elenco degli idonei; pubblicazione elenchi delle prove di idoneità tematiche per settore; In attesa.
Espletamento prove di idoneità tematiche e valutazione finale; In attesa.
Recepimento esiti delle distinte prove di idoneità espletate ai sensi del comma 1-quinquies della legge n. 7/2013; In attesa.
Pubblicazione elenchi restauratori. In attesa

Come si evince dalla tabella, mancano molti passaggi, quindi i tempi potrebbero essere ancora lunghi, per concludere un percorso che doveva arrivare a compimento il 31/12/2015.

I danni per le nostre attività sono considerevoli: non essendoci regole certe, unitamente alla carenza di fondi, fa si che non si realizzino da tempo interventi di manutenzione e restauro da parte delle PA. La crisi avanza e le imprese stanno soffrendo, alcune hanno già chiuso.

Pietra e materiale lapideo

Riprendiamo la discussione sul restauro di pietra e materiale lapideo, temporaneamente tralasciati dopo questo articolo.

Per un approccio corretto agli interventi sui materiali, è utile conoscerne tipologie e caratteristiche.

La pietra, diverse tipologie e caratteristiche delle rocce.

Dalla geologia apprendiamo tre grandi distinzioni tra le rocce: magmatiche, sedimentarie e metamorfiche.

Le pietre  magmatiche si sono formate

dalla solidificazione del magma, una massa fusa generata nelle profondità della litosfera (quindi di origine endogena) e contenente elementi volatili (acqua, anidride carbonica, acidi, idrogeno, ecc…) che conferiscono ad essa fluidità e accelerano le reazioni chimiche. Queste rocce, per via delle varie modalità in cui si solidifica il magma, vengono a loro volta suddivise in rocce magmatiche intrusive o plutoniche, effusive o vulcaniche, ipoabissali o filoniane: le prime si formano all’interno della crosta terrestre o nella parte più superficiale del mantello terrestre e sono caratterizzate da un lento raffreddamento che favorisce la crescita dei cristalli al loro interno (all’incirca 150 mila anni), tipiche rocce di questo tipo sono i graniti e le quarzo-dioriti; le seconde invece si formano in seguito ad un’eruzione o a una colata lavica e pertanto subiscono un raffreddamento rapidissimo (un anno circa) che “congela” parte della roccia in uno stato amorfo. Sono formate da pasta di fondo microcristallina; la loro struttura è vetrosa. Esempi sono il basalto, il porfido e la pomice. Ci sono poi le rocce filoniane o ipoabissali, che, solidificando sotto la superficie terrestre, ma in piccole cavità a profondità modeste, hanno un raffreddamento abbastanza veloce. Le rocce magmatiche costituiscono la quasi totalità della crosta terrestre e del mantello. Esempi ne sono il basalto, la diorite, il granito1.

 

pietra, arenaria,pietra, calcare,

 

 

 

 

 

Nelle due immagini abbiamo un capitello in arenaria, a sinistra ed un basamento ricavato da calcare, tipologie di pietra di origine sedimentaria:

le rocce generate per sedimentazione di detriti inorganici, organici e sali minerali, consolidati dalla successiva o contemporanea deposizione di una sostanza cementante. Si dividono in rocce chimiche, organogene e clastiche. Le rocce chimiche si formano in seguito all’evaporazione dell’acqua e alla conseguente precipitazione dei sali disciolti (come ad esempio il gesso). Le rocce organogene si formano in seguito alla sedimentazione di parti dure. Le rocce clastiche si originano dalla disgregazione di rocce preesistenti. In alcune di esse si possono distinguere i clasti, immersi in una sostanza cementante, detta matrice. Si tratta in sostanza di antichi sedimenti litificati a seguito di fasi di degradazione meteorica, erosione, trasporto e sedimentazione. Sono le rocce più diffuse sulla superficie terrestre in quanto coprono oltre l’80% delle terre emerse. Alcuni esempi sono l’arenaria, il calcare, la dolomia2.

pietra, marmo,

Il marmo appartiene al terzo tipo di rocce, metamorfiche,

originariamente magmatiche o sedimentarie, derivanti da rocce preesistenti, che sono state portate in condizioni di pressione e temperatura diverse da quelle presenti al momento della loro formazione. In seguito a questi cambiamenti la roccia subisce metamorfosi o trasformazioni chimiche e fisiche che ne alterano ad esempio la composizione mineralogica. Alcuni esempi sono l’alabastro e il marmo3.


1 – estratto da wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Roccia
2 – pagina citata
3 – pagina citata